visitato *loading* volte
Ieri sera pioveva a dirotto.
Guardavo il cielo, e vedevo i lampi illuminare quella fitta coltre di nuvole.
Mi sono scoperta a tirare le orecchie per sentire i tuoni, e la delusione che ho provato quando ho capito che non ci sarebbero stati mi è rimasta dentro, lasciandomi uno strascico di malinconia.
Mi mancano i temporali. Quelli che ti fanno accaponare la pelle, quelli che fanno vibrare i vetri delle finestre e che senti fin dentro lo stomaco... quelli che percepisci nell'aria, con l'elettricità e l'umidità e l'odore di pioggia che impregna l'atmosfera.
Mi manca quella luce che da accecante in un attimo diventa cupa, quelle nuvole basse, il casino che fa il cielo quando letteralmente si apre e lascia cadere in pochi minuti tanta acqua da arrivarti alle caviglie.
E l'aria fresca che si sente dopo, il vedere la gente che esce dai ripari per guardare il cielo e improvvisarsi dei novelli "Giuliacci", e tornare a impossessarsi dei primi raggi di sole che come enormi spade tagliano e dissolvono ciò che rimande delle nubi.
Mi manca assistere a tutto questo... mi manca fisicamente.
Dovrò aspettare ancora qualche mese temo, ma quando arriverà il primo temporale so che dentro di me sarà festa grande! 
Tante volte mi chiedo perché, per scrivere qualcosa che ho dentro, mi preoccupo di cosa penserà la gente leggendola...di quale opinione possa farsi di me, della mia capacità di esprimere concetti, fare "dotte citazioni", far vedere ciò che ho io in mente.... di "interessare" il lettore.
E non solo, esattamente come quand'ero bambina, mi preoccupo anche di correggere l'ortografia, essere il più possibile corretta grammaticalmente e usare bene la punteggiatura, perché mi hanno sempre insegnato che la punteggiatura è essenziale per dare il giusto senso al discorso.
Ma io non sono una scrittrice, non ho fatto l'università e non leggo libri su libri di filosofia. Troppe seghe mentali per me, che di natura sono troppo pratica per sopportare tutte quelle convulsioni di neuroni senza innervosirmi come un gatto bagnato!
Sono una persona semplice, con una preparazione culturale standard ma non mi ritengo sciocca né incapace di dire ciò che penso.
Allora perché questa spasmodica ricerca di qualcosa che possa "affascinare" chi legge?
Perché???
Forse è solo una stupida ricerca di conferme, un desiderio recondito di recuperare quel talento nello scrivere che ho perso dalla scuola media in poi.... ma è un comportamento stupido e inutile, lo so... me ne rendo perfettamente conto.
Quando scrivo apro il mio cuore, come se fosse un libro di fiabe pieno di pagine colorate e profumate da sfogliare lentamente e da gustare una ad una..... ogni parola è un pezzetto del mio essere, della mia anima che condivido volentieri con gli altri, perché vedere che riesco a regalare un sorriso sincero alla gente è una delle mie più grandi soddisfazioni....
Ad alcuni però dò fastidio per ciò che sono.... non cambierò di certo per loro, ma fa male sentirselo dire.... e in qualche modo mi freno.... mi auto-castro, perché sono così dannatamente orgogliosa che finché non trovo il motivo per queste antipatie non mi dò pace.
La cara Viss mi ha detto qualche giorno fa di "fottermene di ciò che dicono" e di essere me stessa. Ha ragione da vendere..... e invidio bonariamente la sua capacità di farlo, di essere sempre così concreta con i suoi pensieri e di scrivere in modo così... splendente, passatemi il termine.
Chissà.... forse un giorno imparerò anch'io ad essere meno insicura.... ce la farò............... forse.............
Adoro le coperte.
Adoro sentire la morbidezza della lana sotto le dita, o strofinarla sul viso quando fuori fa freddo e in casa sono sola coi gatti che si ammazzano di botte invece di farmi le coccole.
Riempirei gli armadi di coperte, ne comprerei di tutti i tipi e colori.
Invece in casa ho "solo" 4 plaid, di cui uno destinato all'uso e consumo dei gatti, uno dell'Ikea (costato uno sproposito.... € 1,70!) in comproprietà con loro sul divano, uno matrimoniale a cui letteralmente si aggrappano con unghie e denti se cerco di spostarlo e uno poverello ma caruccio e un tantino infeltrito (è l'unico di vera lana) sul letto. Dalla mia parte. E ci dormono sopra loro. Così la notte mi riempio di peli di lana e di gatto in bocca. Pazienza. 
E qui casca la domanda: perché in TEORIA continuo ad amare e desiderare di avere addosso una bella coperta di lana se poi in PRATICA mi ostino ad usare il piumino perché m'è costato una bella cifra all'epoca e devo pur usare tutti i copripiumini che son tanto comodi da lavare? In fondo, quando dormi, una copertona di lana doppio strato pesa un sacco, ti incricca tutte le ossa anche se fa un caldino adorabile e ti ci puoi strofinare la faccia felice come un bambino.
Ma quando vai nel negozio e le vedi lì belle impilate, che ti fanno l'occhiolino suadenti e colorate come odalische nell'harem, che ci manca solo la voce da pornostar che ti dice "vieni qui, senti che calda che sono"... come fai a resistere? COME?
Facendoti spostare di peso e staccare le dita dalla scaffalatura, ecco come! E me l'hanno fatto veramente........ (la commessa ormai conosceva questa mia debolezza!
)
Non c'è niente da fare...... mi sa che mi è rimasta la "sindrome di Linus".....

|
Lo specchio la mattina è un incubo fino a quando non trovi un puntino da strizzare: allora sì che godi a torturarti all'infinito. Ti dimentichi di tutto quello che hai attorno, degli appuntamenti, di quanto tempo ti serve per lavarti e per vestirti, già calcolato accuratamente la sera prima mentre puntavi la sveglia.Non vedi neanche che hai la barba da fare, o che un occhio non ha nessuna voglia di aprirsi, o che quel succhiotto è li da giorni e non se ne va. |
Qui non succede niente, non passa nessuno...
... le ante di porte e finestre ormai cedono ai colpi inferti da un vento che giorno dopo giorno si fa sempre più forte.
La carta a parati fa le bolle, pioggia dopo pioggia anche quello che sembrava un mobile antico si è incartapecorito,
l'apparenza inganna! Anche la mia storia dove lei dice: "...non vediamoci più" ma sono io a lasciarla, è apparenza.
Apparenza è il sesso, apparenza l'affetto! La mente viaggia! Ce ne sarà un'altra, ce n'è un'altra: ci vediamo dopo per un caffè.
Ma che le dico? Le solite stronzate? Viviamo il momento e sarà quel che sarà? Non prendiamola troppo sul serio? Non corriamo troppo?
Lasciamo fuori parenti e amici? Che balle!
|
...agosto da rientri, Apro casa... finestre spalancate, tende svolazzanti per quell'aria da bufera che si appresta a venire. Mi lascio cadere su questa smisurata distesa di cuscini e lenzuola e fisso il soffitto Da quando ho preso casa non mi sono fermato per più di tre volte. Ho girato tanto, un po' per necessità un po' per svago, come quest'ultima settimana di vacanze en plein air. Ho vissuto. Cosa? Ho vissuto situazioni, incontri, eventi che mi hanno tenuto lontano da qui.. E allora? E allora sono tornato, non so per quanto ma se entrare qui, straniarsi per un po' dal resto del mondo per avere modo di rendersi conto di quanto si sta vivendo aiuta, benvenga! Non so da dove venga il bisogno di costruirsi dei dialoghi fra se e se, voglia forse di colloquiare con qualcuno. Sbadaban!!! Il vento sbatte le finestre e quello che credevo fosse un pensiero era un sogno nato dall'appisolamento pomeridiano. Il sussulto mi fa prender coscienza che sono a casa; troppo diverso lo scenario da quello della stanza di un albergo. E' ancora presto |
C'era un tipo che viveva in un abbaino
Per avere il cielo sempre vicino
Voleva passare sulla vita come un aeroplano
Perché a lui non importava niente
Di quello che faceva la gente
Solo una cosa per lui era importante
E si esercitava continuamente
Per sviluppare quel talento latente
Che è nascosto tra le pieghe della mente
E la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
Dalla finestra nel tetto, con un messaggio
Voleva prendere contatti, diceva:
Extraterrestre portami via
Voglio una stella che sia tutta mia
Extraterrestre vienimi a cercare
Voglio un pianeta su cui ricominciare
Quando mi sono trasferita in questa città seguendo il nuovo lavoro ero tutta emozionata, sì, eccitata, dalla prospettiva di dare inizio a qualcosa di nuovo, di girare pagina nel grosso libro della mia vita e cominciare a scrivere, a vivere, un nuovo capitolo. "Casa nuova, vita nuova", via i legami col passato, tabula rasa.
Una notte il suo messaggio fu ricevuto
E in un istante è stato trasportato
Senza dolore su un pianeta sconosciuto.
Il cielo un po' più viola del normale
Un po' più caldo il sole
Ma nell'aria un buon sapore,
e terre da esplorare
E dopo la terra il mare
Un pianeta intero con cui giocare
E lentamente la consapevolezza
Mista ad una dolce sicurezza
"l'universo è la mia fortezza"
Un pianeta intero con cui giocare… un pianeta intero forse no, ma una nuova casetta da organizzare come mi pare, un lavoro pieno di sfide e nuove responsabilità, una città da scoprire nel tempo libero. La dolce sicurezza, sì, la sicurezza che si ha quando tutte le porte avanti a sé sono aperte, quando il fatto che il futuro sia un'incognita non fa che rivestire il tutto di un alone romantico.
Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
Comincia a dare segni d'incertezza
Si sente crescer dentro l'amarezza
Perché adesso che il suo scopo è stato realizzato
Si sente ancora vuoto
Si accorge che in lui niente è cambiato
Che le sue paure non se ne sono andate
Anzi che semmai sono aumentate
Dalla solitudine amplificate
Già. Neanche la novità è servita a calmare quel senso di disagio interiore, quel pensiero martellante, ricorrente, che torna quotidianamente a ricordarmi che in realtà non appartengo davvero a nessun luogo. Non a questo, ancora in un certo senso nuovo ed estraneo, non a quelli che mi sono lasciata dietro le spalle, che hanno continuato ad esistere anche senza di me. Sono lì, continuano a fare le stesse cose, la stessa vita, come se non fossi mai esistita.
E adesso passa la vita a cercare
Ancora di comunicare
Con qualcuno che lo possa far tornare, dice:
Extraterrestre portami via
Voglio tornare indietro a casa mia
Extraterrestre vienimi a cercare
Voglio tornare per ricominciare
Voglio tornare. Voglio tornare? Non so. Nulla sarebbe più come prima, o forse sì, ed il solo pensiero che tutto possa essere com'era, così com'era, immutabile, sempre uguale a sé stesso, mi fa tornare subito la voglia di scappare. Tornare per ricominciare. Ma ricominciare che? Comincio a pensare che non sia il luogo in cui ci si trova, il vero problema. Forse il problema sono io ed è qui che devo cominciare i "cambiamenti". Smettere di cambiare casa e cominciare a cambiare il mio modo di vedere le cose…
Extraterrestre portami via
Voglio tornare indietro a casa mia...
Di nuovo domenica, un'altra lunga domenica d'estate che passerò ad attenderti, sapendo che potresti arrivare da un momento all'altro o anche non arrivare mai. La stanza è gonfia di silenzio, un silenzio assordante, che riempie ogni angolo. Tutto il palazzo è insolitamente silenzioso, sembra quasi trattenere il fiato aspettando insieme a me che succeda qualcosa. Mi tengo occupate mani e mente facendo cose insignificanti, gesti ripetuti mille volte, che non hanno bisogno di riflessioni.
Prendimi così come sono.
Niente di buono, non posso prometterti amore e forse neanche un
ricordo, solo carne che in questo momento ha bisogno di essere colmata
e anima da violentare perché il tuo cazzo penetri ogni mio ricordo e
stordisca ogni mia cellula fino ad esaurirla.
Non voglio sapere neanche chi sei, dimmi solo che posso appoggiarmi lì
e osservare il mondo che passa fuori dalla finestra mentre tu mi fai
divaricare le gambe e lasci che i tuoi occhi scendano senza fretta tra
le mie natiche e si posino sul quel ciuffo di peli che tu fari
sbocciare come una rosa.
La vedi la mia rosa? Guardala, è carne, carne viva che pulsa, toccala,
è calda e morbida, assaggiala, ha il sapore della vita che diffonde la
sua linfa nella tua bocca avida. Bevimi, porta via da me tutto quello
che puoi, perché lei te ne sarà riconoscente e si aprirà a te
dissetando ogni tuo desiderio.
Il traffico scorre là di sotto, sento il suo rumore penetrante e la
tua lingua che cerca gli anfratti più bui e scuri del mio fiore rosso,
aperto e pronto a esplodere tra le tue labbra. Ma non è questo, non è
questo che voglio, non voglio essere goduta da te, non voglio essere
fiore e non voglio essere vita.
Mi giro rapidamente e mi accorgo che quel fiume caldo che scorre dalle
mie gambe ti ha bagnato il volto, un volto che non conosco e che non
mi interessa.
Sostanza, piccolo, chiunque tu sia dammi la tua sostanza, riempimi le
mani e la bocca con la tua sostanza, accomodati tra le mia labbra,
scopami la bocca, seguirò con la lingua i tuoi movimenti, avvolgerò la
tua sostanza fino a quando le mie premure non avranno imparato a
conoscere ogni vena, ogni angolo, ogni cellula del tuo cazzo. Voglio
adorare il tuo cazzo, e raccontarlo con le mie mani a quel fiore mi
esplode tra le gambe, gli parlerò di te, pulserò con te, mi muoverò
con te…..
Adesso, piccolo, adesso perché non posso più aspettare.
Prendimi da dietro, infilami, impalami, inchiodami al tuo cazzo,
incastrami con lui perché non possa più scapparti, non darmi scampo,
non fermarti, non ascoltarmi, non guardarmi, scopami e basta, scopami
senza rispetto, senza amore, senza tempo.
Ti implorerò di continuare fino a quando avremo fiato per urlare.
Riempimi di te e il mio fiore di abbraccerà in uno spasimo di affetto
infinito. Un brivido d'amore.
Ti terrò dentro tutto il tempo che posso.
Pare che girare gli interni del film tratto dal romanzo “Il Codice da Vinci” stia diventando un problema serio.
Prima hanno opposto un netto rifiuto alla richiesta di autorizzazione delle riprese le autorità dell’abbazia di Westminster, poi quelle della chiesa di Saint Sulpice a Parigi.
Motivazione: sono pericolose e non accettabili le suggestioni del contenuto del romanzo di Dan Brown.
Ora, affermare la pericolosità della suggestione di un libro nel XXI secolo è già di per sè sconcertante: sembra riportarci indietro di almeno quattrocento anni quando i libri messi all’indice dal Sant'Ufizio venivano pubblicamente bruciati sui sagrati delle chiese.
Talvolta insieme con i loro stessi autori.
Ma se poi si pensa che a tuonare contro le suggestioni é la stessa chiesa che della morte e dei funerali di un papa ha fatto l’evento mediatico del secolo, che ha tollerato ed anzi sollecitato la sfilata davanti al feretro di turbe isteriche munite non di rosario ma di videotelefono, che della suggestione naturale e indotta dell’intero evento ha fatto un’operazione di marketing senza precedenti e che tale operazione continua a sfruttare sollecitando spudoratamente ai fedeli (e non) l’invio di testimonianze sui miracoli che tale papa avrebbe già compiuto o starebbe per compiere, ebbene lo sconcerto rischia di trasformarsi in sgomento.
Verrebbe da dire “non c’è più….religione”.