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Ho sognato il mio babbo questa notte. Camminava in un prato e ogni tanto si voltava, come invitandomi a seguirlo.
Era tanto che non mi succedeva.
Per oltre un anno, dopo la sua morte, avevo fatto un sogno sempre uguale: gli raccontavo ciò che avevo fatto e gli chiedevo se era soddisfatto.
Poi non è più successo. Forse perchè ho pensato di non avere più bisogno del suo parere, che immaginavo negativo per non aver combinato un gran che nella mia vita.
Ero arrabbiato col mio babbo. Avrei voluto la sua approvazione ogni tanto o, almeno, la comprensione per i miei fallimenti.
Stanotte l’ho raggiunto e gli ho preso la mano, quella sua mano grossa di chi non a caso lo chiamavano “Carnera”, rugosa come sanno esserlo le mani di chi ha interpretato il lavoro in un certo modo.
Era un tipo burbero il mio babbo, di pochi fronzoli, di quelli che davanti a un bel voto non sapeva far altro commento che “hai fatto il tuo dovere”. Ma il giorno che mi laureai non ebbe la forza di venire. Era rimasto a casa, in piedi al limite di un campo - mi dissero – dal quale si vedeva tutto l’appennino.
Ma m’han detto anche che aveva pianto. Di nascosto, E che aveva invitato gli amici a una bevuta raccontando orgoglioso di quel figlio che, partito dalla campagna, era andato in città per laurearsi. E c’era riuscito.
Stanotte ho preso la sua mano e l’ho seguito. E lui aveva uno sguardo dolce, era sereno, come in vita mai l’avevo visto. Insieme abbiamo camminato, mano nella mano, fino ai margini del prato.
Ed allora mi son accorto che era proprio quel prato, dal quale la cima del Falterona sembrava riunirsi al giogo della Verna
Lui m’ha detto “ci vediamo” ed è sparito.
Non sono bravo a interpretare i sogni. Forse dopo trent’anni ho fatto pace col mio babbo. E adesso son pronto.
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L'Ikea questa volta non mi ha convinto affatto: Niente da fare, esco e ancora nel dubbio di aver fatto male Mi bastano pochi secondi a pensare dove reperire l'occorrente La sistemazione è ad angolo giacchè le cose
E' così che quasi sei dei miei trenta metri quadri me li sono giocati in un letto stile futon |
Cara Sig.na,
credo di avere quello che cerca
- Bene: uomo, donna. Finalmente un po' d'azione!
Ma che dici, ignorantone?! - Credo di avere quello che cerca, cioè a dire l'indirizzo di un esorcista. E' al 6° piano di questo palazzo. Sì, ha indovinato: è casa mia. E ovviamente, l'esorcista sarei io.
Oh no, non nel senso stretto del termine; niente di cattolico, o di religioso nel senso ampio del termine; solamente, per cause contingenti, me ne intendo un po' della materia.
- Avanti, dille perché. Su, dai, diglielo; poi vediamo quanti millisecondi aspettano prima di cacciarci a calci in culo dal condominio.
No, mica glielo dico, offro solo servigi senza spiegazioni, cretino - Per cui, cara la mia sig.na, potrei aiutarla io.
Se lei mi fa trovare un buon tè caldo fumante (diciamo un "Lemon scented tea" della Twinings, aromatizzato al limone), le prometto di liberarla dall'(eventuale) inopportuna presenza; mi creda tuttavia quando le dico che per la maggior parte dei casi si tratta di autosuggestione, e molto probabilmente non troverò niente di sospetto...
- Sì, come no: ti ricordi il vecchio "Antòfacaldo" ? Ehehehe...mi diverto come se avessi 200 anni! Secondo me è passato Abu Jahia.
Quello no!, d'estate è proprio cattiveria!
- Perché, ne avevi dubbi?! Se è un angelo della morte, mica può esser simpatico...e poi, dopo l'ultima umiliazione subita a poker, si vorrà vendicare facendo qualche casino nel nostro condominio, per farci addossare la colpa.
In fondo, un po' lo capisco: c'è da morire dalle risate! Dai, facciamolo pure noi!
NO! Non facciamoci riconoscere subito.
- Eddai, che ci divertiamo! Anzi, detto-fatto: io vado su e lo faccio.
Bene bene, ti ricordi la raccolta di Tarrega che dovevo prestarti? Beh, credo proprio che la presterò a Pan, che a lui la musica piace. Già già, credo proprio che la presterò a lui...
- No!, NO! A tutti, ma non a Pan! Ti prego!
Giuro che vado nell'appartamento della tipa e caccio via l'eventuale Collega che si è messo a far casino (10 a 1 che è un poltergeist, e nemmeno dei più bravi: solo loro si fanno riconoscere come pivelli); te lo giuro!
Però a Pan no, che zufolare Tarrega è un delitto dei più atroci! Preferirei un olocausto nucleare al sentir suonare con un flauto il Sommo Chitarrista (uhm, però un bell'olocausto...) Tipregotipregotiprego!
Uhm...solo perché sono buono; ci penso un po' su. Tu però vai dalla tipa e sistema se c'è da sistemare - Sig.na, vedrà che in breve tempo risolverò tutto. Passo da lei entro mezz'ora e controllo tutto, non si preoccupi di nulla.
Ah, se può, si ricordi il tè: mi farebbe enormemente piacere.
Vista la stagione si sta con le finestre aperte in questo condominio e se ne sentono di chiacchere.
E ieri m'é toccato di sentirne di veramente singolari: la Viscontessa ragionava con l'amica della mansarda di una sua esperienza fatta in farmacia (www.viss.splinder.com).
Ed ascoltandola mi domandavo che strano animale siete mai voi donne.
Non vi accontentate di usare fin dalla notte dei secoli ogni sorta di prodotti, creme, tinture, massaggi, alghe, rossetti. No. Intervenite chirurgicamente sul vostro corpo con operazioni devastanti, stirate le rughe, rassodate i glutei, modificate i seni, asportate i muscoli antiestetici, gonfiate le labbra, ridisegnate le palpebre, scavate le guance.
Le adolescenti si sforzano di mutarsi in vissute donne da strada, le donne mature tentano di assumer l'aspetto delle nipotine, le madri mirano ad esser confuse con le figlie.
E così attraenti cinquantenni si trasformano in ridicole similtrentenni e sensuali quarantenni in apparenti patetiche ventenni.
Tutte inequivocabilmente tristi, perché un sorriso esagerato, genuino, rischia di far saltare i punti del chirurgo.
Non vi accettate, non sopportate che il tempo scorra e che l'aspetto si adegui all'età che muta.
Patetiche chimere che cercano di rinascere dalle proprie ceneri.
Ma se diventate meno desiderabili, meno attraenti, non volete farlo da sole: noi dobbiamo seguirvi in questo presunto sfascio.
Guai allora all'uomo che cerca di sostenere la propria libido, guai a colui che cerca magari di superare le ansie da prestazione da voi stesse indotte con un medicinale coadiuvante.
Se lo facciamo, ecco che ai vostri occhi diveniamo necessariamente bassi, pelati, cafoni, ridicoli, oggetto di ogni scherno: delle macchiette, insomma, come quella incontrata dalla Viscontessa in farmacia.
Mentre voi cercate disperatamente di rendervi desiderabili non tollerate che gli uomini si avvalgano di qualcosa che aumenti l'effetto del loro desiderio. Mentre cercate di perpetuare con ogni mezzo il vostro richiamo sessuale invidiate a noi questa possibilità che la medicina ci offre per permetterci a tale richiamo di saper rispondere.
Sembra quasi che vogliate, insomma, che vi desideriamo ma senza poi riuscire a dare sfogo al nostro desiderio, per poter così perpetuare il dominio di tipo sessuale che da secoli operate su di noi.
Guai a noi se osiamo sfidare le leggi della natura, quelle stesse che voi cercate di sfidare ogni giorno.
E invece noi, col Viagra, a volte ci riusciamo. E senza restar ciechi. Questo non ce lo perdonerete mai.
I' mio gli è un lavoro duro, infatti fò ì trombaio. Mica per nulla sa? Anche se ì condominio sembra nòvo, gli appartamenti e le mansarde piene di brave personcine, ì trombaio gli è utile.
C'è sempre un rubinetto che sgocciola, un'asse dì cesso che fa miaomiao ogni vorta che ci si appoggia sopra le carni, la cardàia che la smette di funzionare nì bel mezzo d'una bella doccia carda, una lavapiatti che perde anco se un gioca d'azzardo e quarche lavapànni che un piglia bene l'acqua da quando quella vòrta vu avete voluto provarne l'emozione centrifuga te e ì tu' marito.
I' trombaio serve sempre: gli è come ì medicochirurgo, come l'avvocato... l'unica differenza gli è che mentre i primi due davan gli esami e riportavano a casa quarche trenta, ì trombaio lo trombavano sempre. E siccome un si puole andare a scuola solo pe' esse' trombàti, lui ne ha fatto un mestiere: ì mestiere più antico dì mondo, appunto.
Modestamente, come trombaio, ci ho dell'esperienza: sono un mago dell'orifizio umido, uno stratega dì gorgoglìo con o senza mulinello, un filosofo della chiave a pappagàllo, un giudice imparziale dell'acque chiare e dell'acque nere e, voi lo sapete, goccia a goccia si scava la pietra.
D'avventure ce n'avrèi tante da raccontare, a cominciare da quella signora arquanto strana e anziana che mi coinvorse in una brutta storia di pompe funebri (no, un seppelliva i morti, succhiava i vivi), o di quell'appartamento con sei studenti che si fumarono tutta la canapa... ma le racconterò vòrta per vòrta, sapete... che ora devo andare che sennò mi si secca la pasta attorno alle guarnizioni e poi ì tubo un mi ci passa più neanche a piangere.
anche gli inquilini fanno ohhh
primo weekend nella casa nuova, pulizie di fino, che con sto caldo mi chiedo chi me lo ha fatto fare? sentito il consorte che e' da qualche parte in russia, io non sono molto brava in geografia, e torna settimana prossima.
mentre pulivo casa si e' rotto con un rantolo strozzato l'aspirapolvere, nel pomeriggio quando fuori c'erano 30 gradi mi sono accorta che il riscaldamento di casa mia andava a tutta manetta, i termosifoni erano bollenti.
ho fatto varie danze scaramantiche e forse sono riuscita ad allontanare il dmeonio.
la sera di domenica ho pensato che avrei potuto stirare.... ecco be' mi e' esploso il ferro da stiro in mano.
adesso scendo e vado dalla Signora Viss e le chiedo se lei o l'amministratore hanno il numero di un buon esorcista....
Da bambina vivevo in un appartamento enorme ai piani alti di un palazzo anni 50. Corridoio lunghissimo e numerose porte poste su un unico lato (anni senza conoscere la magnificenza della doppia esposizione). Dei miei vicini di casa ricordo tutti.
Un posto d’onore occupa
Di quella macchina ricordo soltanto il sedile del passeggero e da una prospettiva strana, io, essendo la più piccola dovevo stare accoccolata sotto a questo sedile, un po’ schiacciata dalle ginocchia delle sue due figlie. Dietro stavano in cinque e si arrivava a scuola stropicciati e contenti.
La sua casa, speculare alla nostra, era per me fonte di continue scoperte.
Ci vivevano in 6, marito moglie tre figli e una suocera, l’arredamento era formato da un accozzaglia di mobili buttati dentro un po’ a casaccio. Scoppiava quella casa, era stracolma di soprammobili, tappeti, quadri, in più la Signora della porta accanto non buttava via niente, acquistava e sovrapponeva.
Speculare dicevo, si, ma solo come disposizione in quanto casa mia si distingueva per il minimalismo. In pratica era quasi vuota, per scelta di mia madre che, non solo teneva l’essenziale, ma lo stesso non doveva mai essere spostato pena grandi rimproveri.
Nella casa della vicina potevo correre nel corridoio, urlare senza che si sentisse l’eco, inciampare in qualche mobiletto basso sul quale era stata posta una pianta o un vaso.
Lì ho cominciato a camminare, come lei amava raccontarmi centinaia di volte, lì ho finito per raccontare alle sue figlie i primi turbamenti adolescenziali.
La signora della porta accanto non c’è più da anni ormai, ma finchè è rimasta in vita mi piaceva, ogni volta che tornavo nella casa dei miei genitori, andarla trovare.
Anche lei si sentiva tradita dal fatto che fossi andata via “così presto” e “così lontano” però, mi accoglieva talmente bene che lì mi sentivo a casa più che nella porta a fianco.
Ancora oggi, ad ogni trasloco mi auguro di trovare una come lei, che mi faccia sentire “ a casa”.
Dunque, signorina: mi è stato riportato che lei ha avuto sentore di qualche strano movimento (o supposto tale) nella mansarda.
Ebbene: debbo fermamente ribadire la mia più totale estraneità al fenomeno (posto che esista). Devo altresì rimarcare che qualunque suo tentativo - più o meno velato - di attribuirmi le sue visioni, non potrà -
- Sìsì, dacci un taglio, che a 'sta poraccia sennò non le fai chiudere occhio con le tue burocratiche lamentele.
Te lo devo confessare, Otto: son passato a darle una saluto, volevo vedere - di giorno - come fosse quell'appartamento, e mi sono sistemato sul soffitto; però, ad un certo momento, ho sentito un passo d'aria e ho creduto fosse un ragno. Lo sai quanto ho paura dei ragni io, eh! E allora ho fatto uno scatto, saltando sull'altra parete che, ahimé, era solamente in penombra...ma secondo me la si può convincere che fosse altro. Beh, che c'è? Uno come me non può aver paura dei ragni?! E' normale, quasi tutti hanno paura dei ragni; che poi, alcuni sono velenosi e brutti tanto, sembrano i figli del Capo...HO PAURA!
E sta' zitto un attimo, che dovevo concludere l'arringa che ci avrebbe assolti con tanto di scuse, e invece no!, devi fare sempre l'appariscente. Toh, prendi sta playlist e non rompere i coglioni. C'è Beethoven, sopra: così ti calmi un po'.
- Mi calmo, eh? Se tu sapessi quello che facevamo la sera, con Ludwig...certe sventole rimorchiava, con la musica; un po' come fanno le rockstar di ora, solo che senza coca. Anche se, come dire...diciamo che il suo talento è composto anche della farina del sacco del Capo...comunque sia: uscivamo da quei bei salottini, e subito ci venivan dietro due o tre di quelle pompose damette da compagnia; e debbo dire, piuttosto, che di compagnia ce ne facevano, e anche di qualità, anzichenò!
...E poi ti hanno assegnato a me; io non sono così socievole, lo sai bene. Potevi chiedere il trasferimento ad altro mortale, se ti sembro così tanto noioso. No, dimmelo se ti sembro noioso, mica mi offendo! Forza, avanti, dillo a tutti che non sono un festaiolo, che io...non...non mi offendo, ecco!
- Eddai Otto, non essere così permaloso: anche tu mi piaci! - Oh cazzo, se mi sentisse il Capo dire certe cose ad una Pratica come te...
Secondo i suoi dispacci, non dovrei neanche chiamarti per nome, solo per matricola: ti dovrei chiamare 02719/400, altro che Otto! E dopo tutto questo, pretendi ancora di sentirti offeso?!
Vabbè, vabbè, non parliamone più - Sig.na Isadora: come le dicevo testé, la mia persona ha da esser lasciata fuori dalle sue illazioni, naturali o artificiali che siano. Se invece le voci che mi sono arrivate sono infondate, nella misura in cui non mi tirano in ballo, questa comunicazione varrà come invito per un buon tè. L'aspetto alle 21:47, per un buon "Darjeeling" della Twinings: un tè meraviglioso per la sera, delicato, leggerissimamente fruttato, da bere caldo e con una buona quantità di zucchero.
- ...E della buona musica, con il vecchio Ludovico van!
È caldo, oggi, è caldo fuori, è caldo dentro, è così caldo che persino i pensieri mi si sciolgono nella mente e si mescolano tutti fra loro a formare una brodaglia tiepida e indistinta.
Le veneziane che ho comprato ieri (chissà se piaceranno al tipo che abita di fronte?) proiettano righe sulla parete opposta alla finestra, ancora spoglia: le osservo pigramente sdraiata sul divano, ogni tanto stendo languidamente una gamba e lascio che la luce ci giochi. Non sono in grado di fare di più, con questo caldo opprimente che non mi dà tregua, niente di più che sonnecchiare come una gatta e sperare che la sera porti un soffio d'aria. Una goccia di sudore che mi s'insinua nella scollatura mi porta per un attimo lontano col pensiero e mi distrae da questo apatico pomeriggio di domenica riportandomi alla mente una bocca che appartiene al passato, un'altra estate, un'altra città, un'altra vita.
Un'altra vita. Quasi mi viene da dire: un'altra persona.
Afa, caldo, protezione civile allertata, potremmo friggere tra mercoledì e giovedì.
Ecchetristezza, se friggo per quella data non mi godo neppure l’attico testè affittato da quella gran pettegola della Viscontessa.
A parte l’affitto salatino, prima di accedere al luogo mi sono dovuta sorbire tutti i discorsi della Vis sui miei nuovi inquilini. Ma io, interessata solo al rigagnolo di sudore che le scendeva dalla fronte (perché dice che il condizionatore rarefà l’aria e quindi non le piace), non ho ascoltato una parola e da ieri sera osservo con circospezione chi mi sta intorno.
A parte l’inquilina della mansarda che a colazione arrostisce i wurstel seminando odore ovunque (e già questo sarebbe da segnalare all’amministratore), non ho visto nessuno, proprio nessuno.
Vabbè, io mi accomodo in terrazza, ho appena finito di fare le pulizie ed è giunta l’ora di mettermi a leggere la collezione harmony che ho fatto rilegare per trovarle adeguato posto nella nuova libreria in arte povera. Povera.
Per il pranzo ho già provveduto, le melanzane ripiene sono in forno, il vino in frigo e se qualche condomino volesse approfittare del fresco della mia terrazza… son qui.
Eraclita
P.S. I condomini che vogliano accomodarsi in terrazza sono pregati di bussare con i piedi, in quanto le mani, come Monsignor Della Casa impone, saranno colme di doni per la padrona di casa, quindi inutilizzabili per il campanello.