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giovedì, 28 luglio 2005
Extraterrestre

 

C'era un tipo che viveva in un abbaino
Per avere il cielo sempre vicino
Voleva passare sulla vita come un aeroplano
Perché a lui non importava niente
Di quello che faceva la gente
Solo una cosa per lui era importante
E si esercitava continuamente
Per sviluppare quel talento latente
Che è nascosto tra le pieghe della mente
E la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
Dalla finestra nel tetto, con un messaggio
Voleva prendere contatti, diceva:

Extraterrestre portami via
Voglio una stella che sia tutta mia
Extraterrestre vienimi a cercare
Voglio un pianeta su cui ricominciare

 

Quando mi sono trasferita in questa città seguendo il nuovo lavoro ero tutta emozionata, sì, eccitata, dalla prospettiva di dare inizio a qualcosa di nuovo, di girare pagina nel grosso libro della mia vita e cominciare a scrivere, a vivere, un nuovo capitolo. "Casa nuova, vita nuova", via i legami col passato, tabula rasa.

 

Una notte il suo messaggio fu ricevuto
E in un istante è stato trasportato
Senza dolore su un pianeta sconosciuto.
Il cielo un po' più viola del normale
Un po' più caldo il sole
Ma nell'aria un buon sapore,
e terre da esplorare
E dopo la terra il mare
Un pianeta intero con cui giocare
E lentamente la consapevolezza
Mista ad una dolce sicurezza
"l'universo è la mia fortezza"

 

Un pianeta intero con cui giocare… un pianeta intero forse no, ma una nuova casetta da organizzare come mi pare, un lavoro pieno di sfide e nuove responsabilità, una città da scoprire nel tempo libero. La dolce sicurezza, sì, la sicurezza che si ha quando tutte le porte avanti a sé sono aperte, quando il fatto che il futuro sia un'incognita non fa che rivestire il tutto di un alone romantico.

 

Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
Comincia a dare segni d'incertezza
Si sente crescer dentro l'amarezza
Perché adesso che il suo scopo è stato realizzato
Si sente ancora vuoto
Si accorge che in lui niente è cambiato
Che le sue paure non se ne sono andate
Anzi che semmai sono aumentate
Dalla solitudine amplificate

 

Già. Neanche la novità è servita a calmare quel senso di disagio interiore, quel pensiero martellante, ricorrente, che torna quotidianamente a ricordarmi che in realtà non appartengo davvero a nessun luogo. Non a questo, ancora in un certo senso nuovo ed estraneo, non a quelli che mi sono lasciata dietro le spalle, che hanno continuato ad esistere anche senza di me. Sono lì, continuano a fare le stesse cose, la stessa vita, come se non fossi mai esistita.

 

E adesso passa la vita a cercare
Ancora di comunicare
Con qualcuno che lo possa far tornare, dice:

Extraterrestre portami via
Voglio tornare indietro a casa mia
Extraterrestre vienimi a cercare
Voglio tornare per ricominciare

 

Voglio tornare. Voglio tornare? Non so. Nulla sarebbe più come prima, o forse sì, ed il solo pensiero che tutto possa essere com'era, così com'era, immutabile, sempre uguale a sé stesso, mi fa tornare subito la voglia di scappare. Tornare per ricominciare. Ma ricominciare che? Comincio a pensare che non sia il luogo in cui ci si trova, il vero problema. Forse il problema sono io ed è qui che devo cominciare i "cambiamenti". Smettere di cambiare casa e cominciare a cambiare il mio modo di vedere le cose…

 

Extraterrestre portami via
Voglio tornare indietro a casa mia...

 

Postato da: lsadora a 21:22 | link | commenti |
in mansarda

martedì, 05 luglio 2005
Aspettando

 

Di nuovo domenica, un'altra lunga domenica d'estate che passerò ad attenderti, sapendo che potresti arrivare da un momento all'altro o anche non arrivare mai. La stanza è gonfia di silenzio, un silenzio assordante, che riempie ogni angolo. Tutto il palazzo è insolitamente silenzioso, sembra quasi trattenere il fiato aspettando insieme a me che succeda qualcosa. Mi tengo occupate mani e mente facendo cose insignificanti, gesti ripetuti mille volte, che non hanno bisogno di riflessioni.

 

Indosserò qualcosa di semplice, una camicetta bianca, una gonna e mi scioglierò i capelli, come piace a te. Cucinerò una cosina leggera e metterò in fresco un buon bianco fermo. Quando arriverai, ti indicherò la tavola apparecchiata, ti farò prendere posto e mi siederò di fronte a te, sul tavolo, appoggiando appena le punte dei piedi sul bordo della seduta, fra le tue gambe. Terrò il piatto sulle ginocchia e ti farò assaggiare quello che ho preparato per te, lentamente, pazientemente, senza interrompere il silenzio, imboccandoti e saziandomi gli occhi di te. Aspetterò che tu finisca, senza farti fretta, poi allungherò una gamba, piano piano, e ti appoggerò la caviglia sulla spalla invitandoti ad assaporare il gusto di questa attesa che pulsa e brucia come una ferita aperta. E solo allora, finalmente, avrò finito di aspettare.

 

Postato da: lsadora a 21:43 | link | commenti (7) |
in mansarda

sabato, 02 luglio 2005
digiuno del corpo nutrimento della carne

Prendimi così come sono.
Niente di buono, non posso prometterti amore e forse neanche un
ricordo, solo carne che in questo momento ha bisogno di essere colmata
e anima da violentare perché il tuo cazzo penetri ogni mio ricordo e
stordisca ogni mia cellula fino ad esaurirla.
Non voglio sapere neanche chi sei, dimmi solo che posso appoggiarmi lì
e osservare il mondo che passa fuori dalla finestra mentre tu mi fai
divaricare le gambe e lasci che i tuoi occhi scendano senza fretta tra
le mie natiche e si posino sul quel ciuffo di peli che tu fari
sbocciare come una rosa.
La vedi la mia rosa? Guardala, è carne, carne viva che pulsa, toccala,
è calda e morbida, assaggiala, ha il sapore della vita che diffonde la
sua linfa nella tua bocca avida. Bevimi, porta via da me tutto quello
che puoi, perché lei te ne sarà riconoscente e si aprirà a te
dissetando ogni tuo desiderio.

Il traffico scorre là di sotto, sento il suo rumore penetrante e la
tua lingua che cerca gli anfratti più bui e scuri del mio fiore rosso,
aperto e pronto a esplodere tra le tue labbra. Ma non è questo, non è
questo che voglio, non voglio essere goduta da te, non voglio essere
fiore e non voglio essere vita.
Mi giro rapidamente e mi accorgo che quel fiume caldo che scorre dalle
mie gambe ti ha bagnato il volto, un volto che non conosco e che non
mi interessa.
Sostanza, piccolo, chiunque tu sia dammi la tua sostanza, riempimi le
mani e la bocca con la tua sostanza, accomodati tra le mia labbra,
scopami la bocca, seguirò con la lingua i tuoi movimenti, avvolgerò la
tua sostanza fino a quando le mie premure non avranno imparato a
conoscere ogni vena, ogni angolo, ogni cellula del tuo cazzo. Voglio
adorare il tuo cazzo, e raccontarlo con le mie mani a quel fiore mi
esplode tra le gambe, gli parlerò di te, pulserò con te, mi muoverò
con te…..

Adesso, piccolo, adesso perché non posso più aspettare.
Prendimi da dietro, infilami, impalami, inchiodami al tuo cazzo,
incastrami con lui perché non possa più scapparti, non darmi scampo,
non fermarti, non ascoltarmi, non guardarmi, scopami e basta, scopami
senza rispetto, senza amore, senza tempo.
Ti implorerò di continuare fino a quando avremo fiato per urlare.
Riempimi di te e il mio fiore di abbraccerà in uno spasimo di affetto
infinito. Un brivido d'amore.

Ti terrò dentro tutto il tempo che posso.

Postato da: Viscontessa a 23:04 | link | commenti (5) |
venerdi